SPECIALE..SAN VALENTINO.

 

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 ...proviamo a pensare all'amore..proviamo a pensare all'amicizia..proviamo a pensare a qualunque sentimento che parli di affetto..di bene verso un'altra persona..o cosa..o animale..proviamo per un momento a non considerare ciò che fino ad adesso ci è stato detto ed insegnato sull'amore..proviamo..e pensiamo che..L'AMORE CI RENDE..unici..piccoli..e quanto mai..veri..ma solo se riusciamo a pensare con la nostra testa..e ad amare..con il nostro..e sottolineo nostro..CUORE!!!

                                                             

                                                                             BUON SAN..VALENTINO!!!

     

 

Il sorriso della luna...

Scritto e ideato da njara

Un letto sfatto…lenzuola tirate a lucido per qualcosa da dimenticare o forse solo da ricordare…
Non ne posso più…cercare di abbracciare una vita che se n'è andata via da me…cosi..in un momento. In un minuto…in un battito d'ali…ed io…
Noooo..sto piangendo di nuovo…forse sarà l'età. Forse sarà il momento. Forse sarà l'amore che provavo per lei…Concettina…eppure il tuo nome era un altro…Carmela…dolce nome di farfalla mai dimenticata…dolce nome di donna cosi amata da me…
Un contadino che ama…sorrido nel pensarlo, mentre sto seduto sul bordo di questo letto che ha visto una vita andarsene, senza che io abbia potuto trattenerla…senza che io abbia potuto far niente per amarla, per odiarla, per arrabbiarmi con la stupidità della morte…
Quanta gente ho visto morire in questi ottant'anni di vita…ma quando ti tocca il cuore..quando la tua donna se ne va…allora non resta che chinare il capo e piangere…piangere, piangere e ancora piangere, sino a non poterne più…finché gli occhi stanchi si chiuderanno dietro le lacrime…dietro falsi sorrisi che i miei figli…i miei nipoti vogliono vedere…sentire da me, sempre da me, solo da me…colonna antica di una famiglia che non c'è più...
Antonio…chissà perché penso a lui…non è nessuno Antonio per me…è un ragazzino, un ragazzo…un uomo?
Chi è Antonio?
Non conosco nessuno con questo nome…o si? La memoria si perde dietro pensieri inutili stamani…la mia memoria che vorrei riuscire a dimenticare…perché ricordare fa soffrire…ricordare fa venire in mente attimi che vorrei riuscire a riporre dentro l'angolo di un armadio…
Eh si…sembra strano che un vecchio contadino come me, che per anni ha tenuto la zappa in mano, abbia pensieri che somiglino a quelli di un filosofo…eppure Concettina me lo ripeteva spesso che io non somigliavo a quei contadini che sbuffando e pregando rovistano la terra in cerca di vermi da sotterrare…
Anche lei come me...anche a lei piaceva la custodia dei pensieri…quante volte…quante, e ancora quante volte ce ne stavamo seduti sullo spigolo di quei gradini a guardare la luna e a parlare di noi…della vita…dei nostri due figli…e dei nipoti che un giorno sarebbero arrivati…
Eravamo giovani quella volta…eravamo belli…eravamo vivi insieme…lei mi prendeva la mano…poi me ne accarezzava i palmi callosi, se l'avvicinava alla bocca e ne baciava le rughe, i solchi, e quei piccoli monticelli che spesso mi richiamavano alla mente giorni tristi, ma quanto mai allegri perché eravamo vivi..insieme…insieme io e lei…
Abbiamo vissuto la guerra insieme…fosse stata solo la guerra ciò che abbiamo vissuto uniti…quante battaglie custodite in ciò che la gente chiama cuore…il mio cuore, congiunto a quello di Concettina…quanto ci siamo voluti bene…
Pensare che…mi viene da sorridere al solo ricordare…la mente vaga proprio questa mattina, se sto fantasticando al momento in cui ci siamo conosciuti…
Chi l'avrebbe mai detto quel giorno che Vincenza…
Ero entrato da poco in quella grande cucina che era la nostra casa di bambini…e avevo trovato mia sorella Vincenza alle prese con pennino e calamaio…eh già non c'erano penne quella volta…o perlomeno non ce n'erano a casa mia…
Quanta povertà in quella piccola casa di campagna…quanta e ancora quanta…eravamo quattro…no forse cinque fra fratelli e sorelle…e c'era tanta povertà…tanta miseria…tanto di tutto…anche di amore ce n'era poco…ma non perché i miei genitori non s'amassero…no, questo no…il loro amore era tangibile nell'aria…mi sto raccontando ancora bugie…ad ottant'anni, mi sto raccontando ancora bugie, come quando era bambino, e mi rannicchiavo sotto il tavolo della cucina, e ascoltavo i pianti di mia madre, e le urla strepitanti di mio padre…e allora per non udire, mi immaginavo in balia di qualche onda marina che mi sballottava in qua e in là senza darmi il tempo di pensare…perché credevo che i pensieri, se si fossero fermati alle urla, ai pianti, avrebbero capito che i miei genitori non si amavano come mio padre ci voleva far credere, quando era sobrio e sbracciava la sua virtù di grande amatore…
Amatore…già…amatore, non amato o amante..ma amatore…non ho mai voluto vedere la realtà della mia casa…non ho mai voluto guardare in faccia mio padre per quello che era…
Ma non è stata colpa mia…no…non è stata colpa mia…mia madre era sempre in mezzo a noi due…o a noi tre..o a noi…o ma che importa quanti accidenti eravamo in quella casa di merda…si di merda…perdonami Concettina…tu non volevi le parole sporche nella mia bocca…ma adesso che ricordo…adesso che la mia mente vuole ricordare le dico.
Si le dico le parolacce…e poi merda non è una parolaccia…è soltanto qualcosa che ci appartiene di diritto…e che miseria…in fondo è come se dicessi fegato, o rene…
Che stupidità l'essere umano…no amore, no amore mio, non ce l'ho con te…tu non eri stupida…tu eri molto più intelligente di me…e poi come scrivevi…o dio quante lettere mi hai scritto…quanti messaggi chiusi in bottiglia che ho letto e trovato sulla nostra spiaggia privata…
Non ci riesco Concettina…non ci riesco a trattenere le lacrime…dio se vorrei averti qui con me in questo momento…sentire le tue braccia che mi stringono il torace…e invece mi ritrovo solo a stringere il cuscino...il tuo cuscino amore mio…quel cuscino che quel giorno ti ha vista girare su te stessa…
Ricordi amore? Ero entrato in punta di piedi nella nostra stanza, perché da sotto avevo avvertito dei rumori che non capivo…credevo che tu fossi nei campi, che fossi uscita insomma…e nel momento che avvertii quella melodia che scendeva le scale come una sorta di campanello silenzioso, ma quanto mai elettrico nella mia mente, sentii un brivido percorrermi la schiena…
Pensai immediatamente a qualche sconosciuto…i nostri figli dormivano ancora…il buio della notte, stava lasciando il posto ad un giorno che non voleva uscire dalla sua tana…
Misericordia pensai…misericordia i bambini…


Salì le scale di corsa…mi sembravo un gatto Concettina…uno di quei gatti che pur di arrivare al sorcio, fanno mille e mille tentativi di ricognizione sulla propria coda…e poi: zac! Afferrano la preda e se la mangiano, ma perdiana se le mie gambe tremavano mentre salivo…e mentre afferravo la prima cosa che mi capitava a tiro…un bastone di legno…si anima mia, quel bastone che adoperavi per girare la polenta nelle lunghe sere d'inverno…
Non era molto grosso quel bastone, ma fra le mie mani sembrava l'alabarda più lunga e invincibile che un cavaliere avrebbe potuto possedere…
Ma ti dicevo…salivo quelle scale e pensavo a tutte le cose brutte che avrei potuto trovare dietro quell'uscio…pensavo ai nostri due figli…e…non so perché in quel preciso istante, mi sovvennero alla mente gli altri due nostri bambini…morti…erano morti ancor prima che il loro sorriso potesse diventare il nostro stesso sorriso…
Ricordo che mi fermai improvvisamente sull'ultimo gradino…il piede destro a mezz'aria, mentre il sinistro faceva scricchiolare quell'asse di legno, tanto forzava su di essa…mi senti morire in un momento, mentre la mia mente correva annaspando a quei due ricordi…
La mia bambina…il mio bambino…morti senza che io avessi potuto far niente per fermare la signora morte…perché non si era presa me, quella maledetta…tanto io avevo già vissuto…invece no…invece no….stramaledetta…mille volte stramaledetta…e ha preso anche te amore mio…ha preso anche te che nella vita eri stata un angelo…il mio angelo di donna…il mio unico grande amore di una vita…
Ma ti dicevo di quella notte…anzi di quella quasi mattina…scacciai dalla mente i miei due angioletti...dovevo pensare agli altri due…se quell'abominevole essere che stava dietro l'uscio della nostra camera da letto, avesse fatto loro del male…no…non potevo permetterlo…
Strinsi il bastone con tutte e due le mani…o dio mi viene da ridere ora…se mi penso e mi rivedo, mi viene soltanto da ridere…mi mancavano i colori di guerra, e sarei sembrato il più focoso giovane guerriero che si fosse mai visto in una tribù indiana…
Si amore mio..uno di quelli che i vecchi guardano con rispetto…ma con tanta sollecitudine e amore, perché sanno che prima di diventare un grande saggio, si farà mille volte male, per tutta la sua impetuosità di vivere e di mostrare a se stesso chi egli sia…
Ad ogni modo quatto quatto, mi avvicinai all'uscio…poggiai l'orecchio al legno della porta…e…mi fermai…nessun rumore proveniva dall'interno...e non sentivo più nemmeno quella strana musica senza musica che avevo udito poco prima..
Credetti che fosse fuggito dalla finestra...mi girai in fretta per andare a vedere…ma nel momento che lo facevo, uno strano singulto fermò la mia discesa…
Piangeva…il ladro piangeva…mi sentii scemo…pensai che le mie orecchie mi stavano facendo un brutto scherzo…ma un lamento mi convinse ad arretrare, e ad aprire l'uscio piano piano…sempre più piano…ancora più piano…
Eri li amore mio…in piedi al centro della stanza, il cuscino premuto sulla bocca per soffocare un dolore grande quanto il tuo cuore di donna…piangevi senza lacrime…sospiravi senza respiro...mentre le foto dei nostri due angioletti, svolazzavano sul pavimento…
Le gambe mi cedettero nel guardarti…sarei voluto correre da te…abbracciarti..farti mia in un momento…avrei voluto picchiarti..si picchiarti perché mi facevi soffrire…picchiarti perché almeno avresti odiato me…mi avresti odiato sino alla morte, invece di amarmi come facevi…invece di adorarmi come solo tu sapevi fare…sentii il fiotto del tuo amore arrivare al mio cuore..la mano strinse la maniglia della porta, mentre entravo nella stanza…
Tu eri girata verso la finestra, e cosi immersa nel tuo dolore, che non udisti i miei passi…non sentisti la mia voglia di abbracciarti…la mia voglia di baciarti…la mia voglia di te…
Avrei fatto l'amore li..al centro di quella stanza…ti avrei voluta dentro di me…avrei voluto sentirti urlare di piacere…e non gridare in silenzio il tuo dolore, come stavi facendo in quel momento…
Mi sentii impotente...di un'impotenza rabbiosa…perché sapevo che se solo mi fossi avvicinato, mi avresti respinto in malo modo…non perché non mi volessi bene, anzi…mi volevi cosi bene, che avresti scacciato il tuo dolore per non rendermene partecipe, perché non avresti voluto che io soffrissi…
E la mia impotenza…il mio amore per te che in quel momento vociava dentro di me, mi fece arretrare sino alla porta…sentii le mie mani chiudere l'uscio…sentii me voltarmi…scendere i gradini a ritroso e ritrovarmi in mezzo alla cucina…il volto fra le mani a piangere il tuo dolore da lontano…
Ti odiai in quel momento Concettina…ti odiai e ti maledì…perché il nostro grande amore in quell'attimo di vita, ci voleva lontani…non voleva la nostra unione, ma solo la nostra eterna separazione…me la presi con Dio… me la presi con quel bastone che tenevo ancora fra le mani…e nell'odiarlo, aprii la porta d'ingresso, guardai la luna ancora troppo sorridente in quel cielo sordo, e lo scaraventai verso di lei…
Se avessi potuto sarei salito lassù…avrei preso la luna, il suo sorriso di sempre e te l'avrei portato…mi sarei messo in ginocchio davanti a te e con fare calmo e lento ti avrei condotto nella mia vita...nei miei silenzi cosi pieni di noi due…e insieme avremmo ballato sino a svenire di piacere…
Dio se ti amavo Concettina…dio se ti amo… e…perdonami, ma non riesco a concepire la mia vita senza di te…
L'ho detto anche ad Antonio qualche giorno fa…

Antonio…di nuovo lui…adesso mi ricordo chi è…mio nipote…il figlio di mio fratello Raffaele…ti ricordi di Antonio amore mio…
Quel ragazzone che tu guardandolo dicevi sempre che mi somigliava terribilmente…
Chissà poi perché usavi il termine terribilmente…non sono mai riuscito a chiedertelo…e quando avrei voluto tu ti sei ammalata…che strazio quel giorno che…no…basta ricordare…basta…
Sto inzuppando tutto il cuscino di lacrime…povero vecchio Salvatore…si proprio povero vecchio Salvatore…
Che dolcezza quando tu pronunciavi il mio nome…usciva dalla tua bocca, come una cascata di diamanti… e quel suono mi solleticava le narici…mi faceva fremere il corpo…la testa mi girava in un secondo..le mani mi sudavano...e il cuore m'andava a finire sempre dentro lo stomaco…allora la mia emozione mi faceva chiudere dentro uno dei miei interminabili silenzi…e li dentro ti portavo con me..facevo l'amore con te dentro i miei silenzi…ti accarezzavo i capelli…li baciavo sino a stordirmi…i miei silenzi…i miei terribili silenzi…
Antonio…mio nipote…anche lui ha i miei stessi terribili silenzi…ecco ciò che volevi dirmi amore mio…Antonio mi somiglia in quei momenti…ed io gli auguro di trovare una donna che lo ami…e che lui faccia entrare la sua donna di sempre nei suoi terribili silenzi…terribili silenzi che la sua donna amerà come tu amavi i miei…come tu amavi me…
Si lo debbo dire ad Antonio quando verrà…glielo voglio proprio dire…ma quando verrà il mio Antonio?
Quando lo rivedrò?
Sento la mia vita scivolare via Concettina, ed ho paura…paura di affrontare da solo questo momento…ho paura amore mio…amore mio dove sei…dove sei anima mia…
La signora morte sta per arrivare…ma non mi importa sai…a che serve vivere senza di te..sono vecchio…vecchio e stanco…e senza di te, non ha importanza respirare per me…senza il tuo calore….la tua eterna dolcezza…i tuoi sguardi pieni di rimprovero quando mi comportavo come un bambino capriccioso…dio quanto t'ho amato e quanto ti amo Concettina…
Ecco ora mi distendo sul tuo cuscino e attendo la signora morte..che si sbrighi quella puttana…eccola li, la vedo ai piedi del nostro letto..mi guarda e sorride…ha il tuo stesso sorriso anima mia…com'è possibile?
Ma che sta facendo? Perché mi si avvicina…vattene…non voglio morire..vattene…non mi far soffrire…oh…mi sta accarezzando i capelli come facevi tu..come io facevo con te…mi sta baciando i capelli…perché mi vuole far piangere…perché non mi prende…perché non è cattiva con me, come lo è stata sinora, quando vi ha portati via tutti dalla mia vita…
Mi sta carezzando la nuca…sta passando una mano sul mio viso…non riesco a ribellarmi…non voglio ribellarmi anima mia…ti amo Concettina..ti ho amato tanto…sono passati due anni da quando questa mano gentile e piena di calore ti ha rubato a me…ed ora è venuta a prendermi…voglio venire signora morte…ma non sia cosi dolce con me…ho fallito tutto nella vita…ho fallito come uomo…perché scrolla il capo…Concettina ma sei tu?
Ti somiglia…o dio se ti somiglia…il tuo stesso sguardo di rimprovero, quando ti dicevo che ero un fallito…quando mi piangevo addosso assaporando il dolore di una vita…quando ricordavo quei due ragazzini morti…e mi sentivo stupido per non aver fatto nulla per tenerli vita..
Quanto rimorso ho portato per non aver fatto tutto…shhhh…mi sta facendo segno di tacere…mi sta prendendo in braccio…è dolce stare fra le sue braccia…è come scendere in fondo al mare…è come ricevere l'abbraccio di una donna...della mia donna…
Concettina…ti amo…non concepisco la mia vita senza di te…perdonami per la mia non ribellione a lei…perdonami per essermi lasciato andare così e aver avuto tanta voglia di raggiungerti…
I miei occhi si stanno chiudendo…le mie labbra ti cercano…le mie braccia si schiudono…il mio corpo ti sta amando come quando eravamo giovani, e in mezzo al fieno facevamo l'amore mille e mille volte…o amore mio…quanto t'ho amato…un'eternità di vita…la nostra eternità di vita che a cavallo di una nuvola ci sta spingendo nuovamente a ritornare uniti…questa volta per non dividerci più…i nostri figli piangeranno…si dispereranno forse…ma hanno la loro vita…i loro figli…non capiranno perché io mi sia lasciato andare cosi…ma Antonio si…mio nipote capirà…e col suo sorriso, dentro uno dei suoi terribili silenzi, riuscirà a comprendere questo vecchio stupido che senza l'amore della sua donna non riusciva più a vivere…
E che lo spieghi lui ai miei figli…ma poi che importa…che ognuno abbia i propri pensieri…i propri silenzi…i propri sorrisi…la propria voglia di vivere, di amare, di morire…
Perché in fondo è il diritto di ogni essere umano…la libertà di decidere della propria vita…
I miei occhi si chiudono sul tuo cuscino…i miei occhi si chiudono su ciò che è stato…i miei occhi si chiudono su chi ho amato cosi tanto da farmi ancora ripetere che non concepisco la mia vita senza di te…e sorrido amore mio nel pensarlo e nel rivolgerti questo pensiero…
Ti amo Concettina…Ti amo Salvatore…



..njara

                                                                                                           

 

  partecipo all'iniziativa del sito http://www.annaritagrafica.it/  IL QUILT DELL'AMORE

 

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