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       I viaggi del cuore   (uno spicchio di mela..)

       

           scritto ideato pensato da njara

 

…avere un’idea non sarebbe certo male..e nemmeno scomodo pensò la donna seduta sulle gradinate di una chiesa in disuso..non c’era nessuno li intorno…bhè alle cinque del mattino trovare qualche anima in giro e poi in quel luogo sarebbe stata veramente una fortuna..o una sfortuna si chiese giada prendendosi il mento fra le mani.

..una folata di vento le scompigliò i capelli…lei distratta si strinse il giaccone ancor di più verso il suo corpo.

..un corpo magro il suo..un corpo invecchiato prima del tempo..un corpo che a guardarlo faceva impressione…ma a lei piaceva quel corpo cosi magro cosi secco come un ramo a cui mancano i fiori in primavera.

..anoressia…cosi l’hanno chiamata questa stupida malattia che non mi fa mangiare e che mi fa dimagrire...ma io volevo dimagrire..io…io..

scoppiò a piangere l’allegria iniziale che aveva colpito il suo cuore scomparve come neve al sole e giada si ritrovò ad abbracciare quel corpo che di corpo sapeva molto poco.

Ma quando era iniziato tutto??

Due anni prima…giada quel periodo se lo ricordava molto bene…appena sedicenne e con una casa da badare..la scuola l’aveva abbandonata l’anno prima…terminate le medie lei sognava di diventare una grande stilista…aveva progettato tutto nella sua mente…sarebbe andata alle superiori..poi avrebbe fatto una scuola di designer..insomma tutto quello che le serviva per ingrandire e realizzare il suo sogno di bambina…eh già perché sin da quando era una bimbetta a giada piaceva cucire i vestitini per le bambole…li disegnava su dei pezzetti di carta poi cercava di riprodurli in ogni angolo di stoffa che le capitava davanti…

Oh santo cielo un giorno ho tagliato persino la tovaglia buona di mamma per fare un abito da sposa per la mia barbie..

Scoppiò a ridere dentro le lacrime al pensiero della faccia di sua madre quel giorno..

Quanto tempo è passato da all’ora…quanto vorrei tornare indietro e trovarmi al sicuro dentro un ricordo cosi piacevole..però accidenti quante me ne ha dette mia madre…e mi ha anche dato uno schiaffo..

Si massaggiò la guancia dentro il ricordo quasi come se lo schiaffo lo avesse ricevuto in quel momento..ne senti il bruciore..il pizzicore sulla pelle e si intristì.

Un leggero movimento dietro di lei la distolse da quel ricordo..si girò ma l’ombra della luna non le permise di vedere il motivo di quel rumore..si alzò però in piedi..non aveva paura..la paura se n’era andata dalla sua testa tanti anni prima..si da quando..ecco di nuovo il movimento..ecco di nuovo il rumore.

..prese a camminare in quella direzione..la luna si spostò da dietro la nuvola e…

..una palla di pelo stava adagiata dietro una colonna…al primo impatto visivo giada pensò ad un gatto..poi vide una codina e spaventata si ritrasse..la paura…allora non se n’era andata come lei aveva creduto..era viva in lei come sempre..non era coraggiosa..non sono coraggiosa pensò la ragazza indietreggiando ancora di un passo.

…nella sua mente miriade di topi giganteschi correvano senza sosta…inciampò giada nell’indietreggiare e finì lunga a  terra senza accorgersene.

Ecco di nuovo le lacrime…non le faceva male nulla a dir la verità..solo la paura impietosa di essere aggredita cosi inerme da quella cosa dalla lunga coda fina le fece venire la voglia impellente di piangere disperatamente.

Pensò di chiamare aiuto..pensò a tante cose in quel momento…ma non pensò di sentirsi leccare una mano…urlò…urlò spaventatissima…quando senti un guaito..un movimento convulso vicino a lei..allora pian piano si tolse le mani dal viso..la luna sembrò abbracciarla in quel momento e giada guardò..e in quello sguardo spuntò un sorriso.

…un piccolo cagnolino dalla coda appuntita la stava guardando con la lingua di fuori..giada non amava particolarmente i cani..la sua passione erano le bambole i gatti e i colori ad olio..i cani..bhè i cani l’avevano sempre spaventata un po’…non li conosceva…forse non li aveva mai nemmeno voluti conoscere..ma nella sua vita un cane non era mai entrato…e..

ecco di nuovo il guaito..questa volta però non veniva dal cane che aveva di fronte e che a coda bassa la guardava…veniva da dietro la colonna.

..si alzò in piedi coraggiosamente…non distolse però lo sguardo dal cane che continuava ad osservarla da dietro un orecchio che gli pendeva a mo’ di guinzaglio sul muso..e pian piano si avvicinò alla colonna.

…ma…prima non l’aveva vista quella cestina…anzi per meglio dire era un cartone ripiegato in mille pezzi..e sopra…li contò..uno..due…tre…tre cuccioli di cane appena nati che s'incartocciavano fra di loro tentando di farsi compagnia.

Fu presa da un moto di tenerezza…si accovacciò sulle ginocchia quando senti quella che doveva essere la mamma accanto a lei…la guardò quella piccola cagnolina dalla razza indefinita..la guardò a lungo poi tese la mano ma il cane si ritrasse quasi ringhiando..

…ritirò il tentativo di carezza giada presa dallo sconforto di non essere compresa..poi parlò rivolta verso quei cuccioli che sembravano avvinghiati su se stessi.

…non voglio farti male..non voglio far male nemmeno a loro…volevo..volevo solo accarezzarti…e riscoppiò a piangere..si prese la testa fra le mani il pianto non si chetò..si dondolò su se stessa..la luna scomparve dietro la colonna…giada prese il buio fra le mani e lo donò al suo cuore che stentava ad aprirsi..le lacrime si calmarono dal fragore del singhiozzo ma continuarono a scendere imperterrite spaventate dal loro stesso sapore.

Sentì qualcosa di morbido strisciarle sul corpo…non c’era cattiveria in quel tocco..giada staccò una mano dal volto e l’affondò nel pelo morbido del cane.

Ritrasse la mano in una frazione di secondo..c’era qualcosa di appiccicoso ora su di essa..se la portò davanti al viso…ne annusò l’odore..era sangue.

Non seppe mai perché o per come lo fece…seppe solo che lo fece.

Attirò il cane verso di se e lo abbracciò..lo portò quasi di peso sotto la luce lunare ed osservò ciò che vide..era una brutta ferita quella che il cane indossava sotto il mantello…non ci pensò due volte…forse nemmeno una volta…se lo caricò addosso e lo mise in macchina…poi tornò indietro prese i cuccioli uno ad uno e li stese sul suo giaccone di pelle costosa.

Mise in macchina anche loro accanto alla mamma e a folle corsa si diresse verso il centro abitato.

Sapeva che c’era una clinica veterinaria aperta tutta la notte..lo sapeva perché una sua amica aveva un gatto e ogni tanto le raccontava le peripezie notturne che aveva dovuto fare per salvargli la vita dai morsi e dai graffi degli altri gatti in amore…pensò a birillo alle sue peripezie amorose e le venne da sorridere…ma non c’era tempo per sorridere o per pensare in quel momento e spinse il piede sull’accelleratore.

…eccola li…piccola poco ingombrante ma tanto carina…c’era passata davanti tante volte ma non si era mai fermata…lei non aveva animali..perché si sarebbe dovuta fermare??!..

pensieri stupidi e disarmonici le attraversavano la mente quando inchiodò la macchina davanti all’edificio.

…entrò come il vento entra da una finestra aperta..non c’era nessuno in attesa…solo un medico dietro una scrivania che stava assaporando un po’ di sonno dovuto.

…ehi mi ascolti gridò mentre lo scuoteva per un braccio…ho un cane ferito e tre cucc…ehi mi sente??!

…aprì gli occhi stropicciandoseli quel medico dall’aspetto burbero ma sottile..la guardò tentando di capire prima di tutto dove si trovasse…poi di scatto si alzò dalla sedia e la seguì visto che giada si apprestava a correre verso la macchina.

…si sposti per favore..mi faccia vedere.

Scostante…freddo..quasi impercettibilmente antipatico…ma giada si tenne per se tutte quelle sensazioni e gli mostrò quelle piccole creature.

Vide il medico parlare un attimo alla cagnolina…poi lo vide prenderla in braccio con tutto l’affetto e la passione di un mondo che giada non pensava di conoscere..poi lo vide entrare nell’edificio mentre lo senti dire…prenda i cuccioli..li porti dentro..per favore.

…fece come le era stato detto..avvolse i cuccioli nel suo giaccone e li portò al caldo..la luna ancora era fra di loro a sorvegliare un cielo privo di stelle.

…si sedette..il medico era scomparso..udì dei rumori provenire dall’altra stanza..poi la porta si aprì.

…è suo il cane?!

..no…poi sottovoce soggiunse…non ho mai avuto cani..non li amo.

…sembrò non sentirla..è stato picchiato a sangue…nemmeno quello che l’ha picchiato doveva amare i cani.

Si senti in colpa..tremendamente in colpa mentre udiva la porta dello studio chiudersi.

Si prese la testa fra le mani..una testa che sembrava esploderle in petto tanto le faceva male..poi però si alzò in piedi e come un piccolo armigero entrò nello studio.

…chi le da il diritto di trattarmi cosi??! Chi le ha portato il cane io o chi l’ha picchiato?!? No…nessuno le da il diritto di farmi sentire una merda..e si girò.

…venga qui...mi passi quel cotone.

Per favore…me lo chieda per favore.

Il silenzio scese in quella stanza..giada appena diciottenne…con una patente fresca di guida..un’anoressia che le stava distruggendo il cuore e la mente…due genitori sempre in guerra fra di loro ma cosi d’accordo nel farla sentire ciò che non era.

…vorrei fare la stilista.

…è un mestiere che non ti si addice..tu farai l’architetto come tuo padre.

Papà..vorrei diventare stilista.

…si era messo a ridere..l’aveva guardata con compatimento e forse anche con commiserazione…poi aveva continuato nel suo progetto e aveva scosso la testa in un segno di diniego e disapprovazione.

C’è lo studio da mandare avanti giada..e poi tu non sei portata per inventarti abiti..lascia quel mestiere a chi è…diverso!!!

Sentì la sua risata..e uno scoppio d’ira le morì nello stomaco.

Non disse una parola quel giorno giada…ricordò solo che prese un posacenere da sopra la scrivania ingombra di fogli e che glielo aveva tirato vicino ai piedi.

In realtà avrebbe voluto colpirlo e colpirlo mille volte quel suo papà che lei aveva sempre venerato da lontano…ma…glielo aveva solo gettato vicino ai piedi.

…si ricordò dello sguardo di lui..si ricordò della paura che aveva sentito scenderle nel cuore..aveva solo quindici anni..le medie appena terminate..tanti sogni nel cuore distrutti in un momento come i pezzi di quel posacenere in terra.

Non aveva voluto proseguire gli studi…si era intestardita e per un lungo periodo non aveva rivolto la parola ai suoi genitori..poi la malattia l’aveva agguantata…e lei si era ritrovata sballottata fra medici fleboclisi psicologi ed ospedali.

…sembravano tutti gentili con lei…ma era solo apparenza…e giada lo sentiva sulla pelle…a nessuno importava veramente di lei..di quanto lei stava male..di quanto lei voleva morire..di quanto lei soffrisse..di quanto lei in realtà volesse tornare a cibarsi di tutto ciò che le piaceva.

…ma in casa sua erano broccoletti e supplì…tovagliette e corna…thè e tante chiacchiere inutili.

Aveva scoperto tutto pian piano..tempo con il tempo…e si era tuffata sempre più nel silenzio della sua vita.

In piedi..vicino alla porta di quello studio sconosciuto giada si ritrovò a toccarsi il corpo..dio come era magra..sentì le gambe cedere sotto il  peso di quella magrezza sconosciuta…prese la maniglia fra le mani..la senti fredda e calda nel contempo..le diede forza quella maniglia..le diede coraggio..le diede..sapore!!

…si voltò…cercò il cotone e lo passò fra le mani del medico.

Grazie.

Non se lo aspettava…forse in realtà non l’avrebbe nemmeno voluto sentire…c’erano stati troppi grazie e troppi prego nella sua vita..fino ad allora.

Vide quelle mani curare aprire cucire…poi vide ancora quelle mani accarezzare il ventre del cane in una mossa quasi ballerina..poi vide lo sguardo del medico dietro la mascherina..e quello sguardo le piacque da morire.

..è…sta bene ora?!

..si ora sta bene…grazie a lei.

Grazie a me…si ripetè quel grazie a me mille e mille volte finchè il cuore non l’udi..e in quell’udire senti il suo cuore abbracciare la mente e danzare una musica che giada aveva dimenticato di possedere…la musica della passione..la musica della vita.

…ed ora andiamo a vedere la nidiata.

La ragazza lo segui..vide il medico prendere un cucciolo..poi l’altro..poi l’altro ancora.

Hanno bisogno di nutrirsi…mi segua..per favore.

Lasci stare..

Non dissero una parola mentre con un biberon allattavano quelle piccole palle di pelo scuro.

..sono di razza??!

No.

Che le hanno fatto!?? Chiese guardando la cagnolina ancora addormentata.

Hanno cercato di ucciderla prima che desse alla luce i suoi cuccioli…quattro in un colpo doveva essere…ma per fortuna non ce l’hanno fatta…ha partorito nonostante la ferita..è un cane forte.

..ed ora..che ne sarà di lei…di loro??!

..cercherò qualcuno che li voglia tenere..perché non li prende lei?? Ah già mi scusi..lei non ama i cani.

…sorrise mentre lo disse..non era un sorriso di scherno o di perfidia..era solo un sorriso da tenere nel cuore…e giada lo prese quel sorriso e se lo mise nella tasca interna del cuore..chissà forse un giorno le sarebbe servito…chissà..

vivo con i miei genitori…purtroppo.

…le piacerebbe lavorare qui??!

..qui??!..qui dove ??!

venga..facciamoci un caffè..

le spiegò tutto mentre preparava la macchinetta…l’odore del caffè si propagò nell’aria…e giada non si rese conto di provare quella nausea che l’aveva percorsa negli ultimi due anni ogni volta che sentiva odore di cibo e bevande.

..mi servirebbe un aiuto..non mi posso permettere un alto stipendio…ma le darò ciò…insomma come si dice..quel che di regola l’aspetta…poi se vuole…si insomma di sopra io ho una camera libera che di solito affitto per l’estate...c’è una piccola cucina un bagno..un letto un armadio un tavolo e quattro sedie..se vuole.

Per l’estate?!? E sorrise…lo aveva adoperato senza accorgersi quel sorriso…e marcello il medico lo ricambiò.

…ci pensò un momento mentre sentiva quel liquido caldo scorrerle in gola..si ricordò dell’anoressia..si ricordò degli sguardi che spesso impietosi scendevano su di lei…cercò quello stesso sguardo nel medico…lo cercò a lungo…non lo trovò.

…è la prima volta dopo due anni che bevo il caffè con cosi tanto gusto.

…non le rispose…non subito..gliene offri invece un altro.

Troppa grazia dottore..qualcuno un giorno mi ha detto che un passo alla volta è meglio che due insieme.

…basta calzare le scarpe giuste e se ne possono fare anche tre.

Ecco di nuovo il sorriso…ecco di nuovo il caffè.

Lo guardò giada quel caffè..accostò la tazzina alle labbra con timore..udì la nausea e lo posò quasi con violenza.

…non si incolpi per qualcosa che non ha..è solo del caffè..non morde.

Lo bevve in un sorso..le venne da vomitare..sentì una mano poggiarlese sulla spalla…il vomito indietreggiò...

Grazie.

…il mio caffè è il migliore della città..perché doveva buttarlo fuori…non è gentile sa.

Non si guardarono ma scoppiarono a ridere.

Venga…andiamo a vedere se la piccola è sveglia.

Entrarono piano..come due genitori amorevoli entrano e vegliano il sonno del loro bambino..la cagnolina dormiva ancora ma iniziava a muoversi nel sonno.

Come la vuole chiamare??!

..non è mia.

Ohh mi creda…è più sua di quello che vuole farsi credere…suvvia le dia un nome..ne sarà felice glielo posso garantire.

…giada la guardò…era piccola…nera e marrone con chiazze bianche..un orecchio ancora le scivolava sul musetto stretto e sottile..un altro invece era diritto come un fuso..

fusetta…la chiamo fusetta.

E fusetta sia rispose marcello.

Accetto dottore.

Cosa?!

La sua proposta...lavorerò qui..ma sappia che io di animali non so nulla…che…che sarebbe il mio primo lavoro..che sarebbe…

E l’appartamento?!?

Accetto anche quello…se posso mi trasferisco qui oggi…se per lei…si insomma se a lei va bene.

Vide una mano tendersele davanti..la prese..la strinse..e un patto senza altre parole fu steso fra loro.

Prendo anche i cani…tutti e quattro.

Bisognerà dare un nome anche a loro..

Si..ma ci penserò domani dottore.

Mi chiamo marcello..e tu??!

Giada.

Come i tuoi occhi…

Lo vide riporre gli strumenti…lo vide fare una carezza a fusetta…lo vide accarezzarle il suo corpo magro con lo sguardo…lo vide aprire la porta dirigersi all’entrata e tenerle aperto l’ingresso principale..

..a presto giada..

a presto do..marcello…a presto.

Poteva essere suo padre..l’età lo diceva..ma poteva e sicuramente sarebbe diventato suo amico pensò giada aprendo lo sportello e mettendosi al volante.

Un sorriso le attraversò il volto…tre passi…forse anche quattro…e domani ci sarebbe stato il quinto e il sesto insieme..aveva trovato un paio di scarpe nuove comode e asciutte...e di nuovo il sorriso le attraversò il volto..ingranò la prima..mentre alzando gli occhi al cielo si accorse di uno spicchio di mela che in cielo stava andando..a dormire.

 

                                                                                                            

                                                                

 

                                        

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immagini o le loro gif mi scriva che io provvederò a toglierle..grazie per ciò che create..

per me sono fonte di gioia..mi auguro però di non 

farvi un torto prelevandole per inserirle accanto alle mie parole.


testi : njara

 

 

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